venerdì 20 ottobre 2017

PM10 Pianura Padana: chi di biogas ferisce di biogas perisce

Avrete tutti avuto modo di leggere la notizia relativa all'altissima concentrazione di PM10 nella Pianura Padana. La foto scattata dal satellite è veramente allarmante.

Come comitato Salviamo Passerano abbiamo da sempre raccontato le esperienze di altri comitati antibiogas e a difesa del territorio, tra cui soprattutto quelli della Pianura Padana. Chi ci segue sa bene che la Regione Emilia Romagna ha vietato lo spargimento del digestato di questi impianti nelle zone di produzione del Parmigiano Reggiano.

La concentrazione di PM10 è alquanto allarmante e denota il fatto che molti sindaci ed autorità locali, seppur messe di fronte ai dati delle emissioni di questi impianti, non hanno mai posto in essere misure idonee a difesa del territorio.

Checché ne dicano alcune organizzazioni locali gallicanesi, noi siamo sempre vivi e vegeti e costantemente monitoriamo la situazione di Passerano. Vi invitiamo pertanto a prendere visione e confrontare le mappe che seguono.
Questa mappa è del 2004 e rappresenta la concentrazione di PM10 in Europa. Le zone rosse e viola sono quelle con la più alta concentrazione. Noi la conoscevamo già, a differenza di alcune associazioni gallicanesi sedicenti ambientaliste e per questo non siamo sorpresi più di tanto che, nella Pianura Padana, vi sia attualmente una concetrazione superiore ai limiti. Limiti che poi son relativi. Non è il livello di un dato momento storico a dover dare l'allarme, ma l'esposizione prolungata nel tempo anche a livelli ben al di sotto delle soglie di rischio.

In questa altra foto i puntini verdi rappresentano la concentrazione nel nord Italia di impianti a biogas e biomassa. Sarà un caso, ma si concentrano esattamente laddove, in questi giorni, è maggiormente concentrata la nube tossica incriminata.

A voi le conclusioni. Dal canto nostro continueremo ad essere vigili su quel che accade a Passerano. NON SI ARRETRA DI UN METRO.

lunedì 22 maggio 2017

APPELLO AL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA MAURIZIO MARTINA.



E’ URGENTE UNA LEGGE NAZIONALE DI TUTELA PER L’AGRO ROMANO ANTICO

Gentile Ministro Martina,
Italia Nostra Roma e il Comitato “Salviamo Villa Adriana” sono consapevoli dei pericoli, per funzioni devastanti e incompatibili, che si addensano sull’area, a vocazione agricola,  compresa tra Tivoli e Prenestina e il Grande Raccordo Anulare;  un cimitero comprensoriale di 60 H nella Tenuta agricola di Passerano e ancora, dopo il tentativo  fallito nel 2012 con uno spiegamento di forze, di costruire una discarica a poche centinaia di metri da Villa Adriana, un’altra discarica potrebbe devastare quell’area, sempre in prossimità del bene Unesco Villa Adriana.

L’Agro Romano antico è ad altissimo rischio.

Il territorio è da sempre a vocazione agricola, le grandi Tenute Barberini, Brancaccio, la Tenuta di Passerano e molte altre hanno mantenuta integra la propria identità. Un territorio ricchissimo di preesistenze archeologiche Villa Adriana, l’area di Gabi e gli imponenti acquedotti e ponti romani che dai Colli Albani portavano l’acqua a Roma. L’enorme interesse storico, naturalistico ed archeologico dell’Agro Romano antico e la sua vocazione agricola che è arrivato intatto fino a noi dall’età romana, deve essere garantito da una legge di tutela e sviluppo.

Italia Nostra Roma e il Comitato “Salviamo Villa Adriana”, che interpretano il larghissimo consenso della popolazione dell’area e delle categorie di settore, chiedono a Lei, Signor Ministro di farsi autorevole portavoce di  questa grande esigenza di tutela.
La vocazione agricola di quest’area, per ora indifesa,  deve trasformarsi, a nostro parere, attraverso il Suo autorevole intervento presso la Regione Lazio, in un parco agricolo regionale che produca, conservi, valorizzi e protegga le attività agricole.
Quest’area straordinaria, di grande valore per il suo paesaggio agricolo, deve entrare a far parte del patrimonio di pregio della Nazione.

Italia Nostra Roma e il Comitato “Salviamo Villa Adriana” auspicano ed hanno fiducia che questo appello urgente venga al più presto preso in esame da Lei.

lunedì 15 maggio 2017

Una scoperta sensazionale, ma nessuno per parla!!! CONDIVIDERE!!!!

Una scoperta straordinaria che potrebbe consentire l’abbandono definitivo del progetto di megacimitero comprensoriale e ridare a Passerano il giusto posto che gli spetta all’interno dell’Agro Romano Antico.
L’associazione speleologica Egeria è da sempre impegnata in attività di ricerca e proprio nel territorio di Passerano ha fatto una scoperta sorprendente. Vediamo cosa scrivono sul loroblog.

Per contattare l'associazione cliccare qui.

Spesso nell’antichità per attraversare un corso d’acqua si ricorreva all’espediente del cosiddetto “ponte sodo”: si deviava l’acqua incanalandola in un cunicolo scavato su una delle due sponde, in modo che la strada potesse attraversare il letto del torrente ormai asciutto senza necessità di realizzare un ponte in muratura (vedi anche: Quilici Gigli S., 1996, Sui cosiddetti Ponti Sodi e Ponti Terra, in: Atlante tematico di topografia antica n.5 – Strade romane, ponti e viadotti, Ed. L′Erma di Bretschneider, Roma).
Nel Lazio esempi di questo tipo sono innumerevoli, soprattutto in Etruria, ma ne sono noti anche altrove, ovunque le condizioni orografiche e geologiche hanno reso possibile e conveniente la realizzazione. Lungo la via Antira, che in passato univa Gabii a Palestrina ne abbiamo rilevato uno lungo il fosso di Passerano, accanto alla linea ad alta velocità Roma-Napoli (TAV), circa 2,5 Km ad Est del bacino di Castiglione.
L’opera è servita a deviare il torrente noto come Fosso di Mezzo nell’adiacente Fosso di Passerano, affluente di sinistra del fiume Aniene. La datazione è stata resa possibile per comparazione con opere similari e, in questo caso, viene indicata tra la metà del II sec. a.C. e la metà del I sec. a.C. (Quilici Gigli S., op.cit.).
L’imbocco del cunicolo sul Fosso di Mezzo è rafforzato da un fognolo in opera quadrata di tufo, con una luce di poco superiore al metro ed una lunghezza di circa due. Tale manufatto è ormai invisibile dall’esterno perché coperto da frane e rovi, mentre è raggiungibile dall’interno del cunicolo retrostante il chiavicotto che ha uno sviluppo di circa 270 metri (esplorazione CRS Egeria nel 2004, CA314LaRM).
Entrando dal fosso di Passerano la galleria si presenta rettilinea, piuttosto ampia e completamente allagata.

Nel primo tratto l’altezza della volta è di dimensioni ridotte e rende la percorrenza disagevole. Dopo un centinaio di metri il cunicolo riprende le sue forme originarie e consente di procedere senza particolari difficoltà.Dopo due cambi di direzione e un paio di diramazioni laterali ormai ostruite si raggiunge l’antico fognolo, che ricorda (in piccolissimo) la Cloaca Massima.




Alla data dell’esplorazione l’acqua non entrava più dal chiavicotto ma da una delle diramazioni semiostruite visibili a pochi metri di distanza. Lungo il percorso si incontrano 5 pozzi, distanti fra loro in media circa 20 metri (per la precisione 25, 16, 15, 28, 20 m), tutti ostruiti nella parte superiore. A causa del degrado della galleria i segni di scavo non sono più visibili, ma alcuni cambi di direzione e quota, a metà strada tra i pozzi più interni, fanno pensare che sia stato realizzato con la nota tecnica dello scavo “a fronti contrapposti”.




L’impressione iniziale ci aveva suggerito che la struttura non avesse subito, nel corso dei secoli, sostanziali modificazioni ad eccezione di quelle dovute allo scorrimento dell’acqua che ne ha parzialmente alterato alcune sezioni. Osservando però più attentamente il rilievo abbiamo notato che il fognolo in opera quadrata, e parte del cunicolo, non sono in asse con il resto della galleria, ma si trovano in una sorta di diramazione laterale dall’andamento piuttosto irregolare. Il che ci fa ipotizzare che la storia di questa opera idraulica, almeno per la parte in corrispondenza del Fosso di Mezzo, sia più complessa di quello che sembra e che il chiavicotto sia frutto di un adattamento successivo alla realizzazione del condotto principale.

In corrispondenza dello sbocco del cunicolo sul fosso di Passerano, le carte IGM riportano un abbeveratoio (Fontanile dello Spino) oggi non più visibile: non ci è stato purtroppo possibile verificare se cunicolo e fontanile fossero correlati.


Carlo Germani, Carla Galeazzi, Tullio Dobosz ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

Aree archeologiche a rischio, Primo Maggio di protesta a Ponte Lupo

Aree archeologiche a rischio, la protesta per gli acquedotti dell’agro romano antico va in scena anche il primo maggio. Visite guidate e pic nic a Ponte Lupo per accendere i riflettori, ancora una volta, sullo stato degli antichi ponti che si trovano nelle campagne tra Tivoli, Roma, San Gregorio da Sassola e Gallicano.

“I grandi Ponti di epoca romana che sostenevano gli acquedotti, possenti monumenti dell’agro romano antico, stanno cadendo a pezzi – hanno spiegato da Salviamo Villa Adriana, Aurea Associazione, Lagambiente Tivoli, W Tivoli –. Prima il crollo del grande masso di Ponte Sant’Antonio, ora della base di uno dei contrafforti di Ponte Lupo, testimoniano come i lavori di restauro e consolidamento siano ormai indispensabili se non vogliamo assistere al disfacimento di monumenti bimillenari di immenso valore”.

“Ministero dei beni culturali, Regione Lazio, Città metropolitana di Roma, devono assumersi rapidamente le responsabilità necessarie per far si che alle generazioni future non restino che grandi cumuli di macerie. Urgono: una indagine sulle condizioni strutturali dei grandi ponti ed un piano di consolidamento e restauro”.

La protesta, però, non si limita all’abbandono di questi ponti ma si estende anche ad un progetto per un maxi cimitero che minaccia l’agro romano antico.


“Nello stesso tempo, mentre i Giganti dell’acqua cadono a pezzi, si vuole realizzare a Gallicano, a poca distanza da essi ed in zona vincolata, nella tenuta del Castello di Passerano, un mega cimitero da 130.000 loculi! Una colata di cemento inaudita che non ha nulla a che vedere con l’Agro romano antico, il suo paesaggio pregiato ed i suoi monumenti. Molti cittadini hanno voluto trascorrere il loro 1° maggio davanti a Ponte Lupo, listato a lutto, sostenendo la richiesta dei restauri e manifestando la loro contrarietà assoluta alla realizzazione del mega cimitero”.

Comitato Alternativa Sostenibile: Gallicano, si dimette il Sindaco Accordino

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Comitato Alternativa Sostenibile: Report sull'assemblea pubblica a Valle Martella

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